skin track
Analisi Leggi dopo

Che cosa deve fare l’Unione Europea per proteggerci dagli shock come Covid e guerra. E cosa devono fare i Paesi e i cittadini

02 febbraio 2024, 20:00

I mercati crescono nonostante le guerre e i debiti pubblici monstre. Dopo due anni di guerra la Russia è ancora in piedi e l’Italia va meglio del previsto. Sono da buttare i vecchi modelli economici e hanno ragione i contadini?

Che cosa deve fare l’Unione Europea per proteggerci dagli shock come Covid e guerra. E cosa devono fare i Paesi e i cittadini

Che mondo è quello di oggi? La narrazione corrente sembra spesso catastrofica, ma è davvero tutto così in realtà? A vedere la marcia dei trattori su Bruxelles sembrerebbe che il capitalismo stia per ritornare da dove è nato: la trasformazione del contadino in operaio. Ma sarebbe troppo facile tirare questa conclusione che viene da Karl Marx e considerare il capitale unico vincitore.

In quattro anni le sfide sono state enormi e probabilmente non vi è stato un solo attimo per fermarsi a riflettere su cosa sta diventando il piccolo spazio antico chiamato Europa e dentro essa una delle sue madri, l’Italia.

Partiamo dalla risposta al Covid, un virus sconosciuto. Con la pandemia c’è stata una reazione coesa, globale, inaspettata. Lo shock è stato uguale per tutti, Paesi ricchi e Paesi poveri. Una crisi trasversale ha generato una reazione globale chiamata vaccino e piani di sostegno all’economia con il debito buono suggerito da Mario Draghi.

I due shock differenti: il Covid e la guerra

Quando invece lo shock è stato di tipo novecentesco, come la guerra in Ucraina portata dalla Russia di Vladimir Putin, c'è stata una risposta ferma dal punto di vista del sostegno militare a Kiev ma di forte divisione dal punto di vista energetico e delle politiche anti-inflazionistiche derivanti dall’aumento delle materie prime. Ciascun Paese europeo ha cercato la sua strada, Italia compresa, che deve molto alla differenziazione dell’approvvigionamento di idrocarburi messa in atto dall’Eni guidata da Claudio Descalzi. Quello che non ha fatto il coronavirus hanno potuto le armi.

Eppure l’Unione Europea era nata proprio come risposta dei Paesi alla crisi di una guerra, mettendo i commerci alla base della nuova alleanza, un patto di stabilità e una comunione d’intenti. Ottant’anni fa l’esito di due conflitti mondiali ha unito i paesi belligeranti. Oggi un’altra guerra mondiale ma a pezzi, come l’hanno definita papa Bergoglio e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rischia di dividerli, dagli Urali fino al canale di Suez. E questo perché il mercato unico è privo di un motore unico. L'Unione Europea ha 440 milioni di cittadini ma un bilancio che è un quarto di quello italiano che ne ha 59 di quei cittadini.

Serve un bilancio pubblico europeo

Il bilancio europeo deve perciò diventare federale e occuparsi di redistribuzione del reddito. Altrimenti l’Europa resterà un gigante regolatorio ma un nano finanziario, non potendo fare nessuna politica a favore dei suoi cittadini che non sia intermediata dal Consiglio Europeo e dalla Commissione, organismi non elettivi che esercitano però una sovranità senza mandato. Se l’Unione è senza una sua finanza, la ricchezza è parimenti rimasta senza Stati e gli Stati sono privi di ricchezza ma indebitati sempre maggiormente. E scendendo sotto le Alpi questo impoverimento genera la sparizione delle politiche industriali e la Tim senza la rete dei telefoni, l’Ilva senza l’acciaio, Stellantis senza la Fiat…

La reazione dei mercati ai due shock

La seconda riflessione da fare riguarda i numeri. Dallo scoppio del Covid il nostro indice azionario ha guadagnato il 30%. Più in dettaglio: il 18% dall'invasione dell'Ucraina e il 10% dal 7 ottobre 2023, giorno degli attacchi di Hamas ai kibbutz di Israele che hanno scatenato la nuova guerra in Medio Oriente. E analogamente sono cresciuti i listini americani (Nasdaq e Dow Jones ) e europei (Eurostoxx) . E persino l’economia russa, che tutti davano in default a causa della guerra a Kiev e delle sanzioni occidentali, crescerà del 2,6% nel 2024, persino meglio di quella della Ue e della Germania finita in recessione.

Che cosa deve fare l’Unione Europea per proteggerci dagli shock come Covid e guerra. E cosa devono fare i Paesi e i cittadini

La finanza privata e il capitale non sono intimoriti dalle crisi, anzi riescono a trarne vantaggio perché l’unica autorità che riconoscono è quella monetaria delle banche centrali da cui dipendono le loro sorti. Un caso emblematico in Europa sono state le banche, che il governo di Giorgia Meloni ha provato a tassare senza esito. I loro profitti sono aumentati, raddoppiati ben oltre le previsioni, grazie all’aumento costante e veloce dei tassi di interesse effettuato dalla Bce di Christine Lagarde. E mentre aumentavano i loro utili, cresceva anche il costo del credito per famiglie, imprese, contadini e operai, persino per i tesori nazionali.

Ma nello spazio comune possono trarre vantaggio solo le istituzioni finanziarie grazie alle politiche dell’Eurotower? Sulla carta non sarebbe così. Il nostro mercato unico è il più ricco del mondo. Nello spazio comune europeo abita solo il 7% della popolazione mondiale, però si produce il 25% del pil planetario e il 50% delle spese di welfare globali sono nell’Unione Europea.

Abitiamo quindi uno spazio benestante, forse il luogo dove si sta meglio al mondo, il più ricco del mondo, schiacciato però tra due sistemi che sono invece completamente diversi: quello degli Stati Uniti da un lato, che è un mercato completamente federato; e quello della Cina, dell'India e della Russia dall’altro, che sono Paesi dove l'autocrazia rende preminente la posizione dello Stato nel governare qualsiasi cosa riguardi l'economia.

La Freedom Valley rappresentata dall’Unione Europea

Prendere coscienza di ciò che si ha, della fortuna che abbiamo a vivere in questo spazio comune è importantissimo, perché magari l’Unione non sarà la patria dei brevetti tecnologici, ma può contrapporre una sua Freedom Valley alla Silicon americana: l’Eldorado che sognano milioni di africani.

I diritti però non bastano, seppur essenziali. In questi ultimi quattro anni è accaduto l’impensabile e l’inatteso si è fatto regola. I modelli economici sono così diventati rapidamente obsoleti, costosissimi e inapplicabili.

Come fa l’Italia a crescere, nonostante tutto

Per questo è importantissimo cogliere oggi le profonde implicazioni dell'economia comportamentale, valutare quanto influiscano le scelte di ogni singolo consumatore rispetto ai cicli economici e quanto sia importante anche la più piccola delle imprese. Soprattutto nel nostro Paese, dove si sta vivendo una fase di grande effervescenza che quasi sfugge agli osservatori statistici che indicano un pil in crescita allo 0,7% nel 2023 ma contemporaneamente il record assoluto dei voli verso l’Italia. Dove finisce tutta questa ricchezza? Il racconto diffuso dell’economia italiana, persino quello di Confindustria, è stereotipato, conformista. In Italia abbiamo un'economia che per il 90% è costituita da piccole e medie imprese che hanno in media 15 dipendenti. Sono famiglie allargate e ogni anno producono 500 miliardi di surplus commerciale, un miracolo. Sono realtà incredibili, resilienti e sconosciute.

Se si riuscisse a metterle insieme in un grande indice di borsa, potremmo ottenere una mappatura della forza dell'Italia esattamente come quella di un corpo umano: lo stivale con tutti i suoi gangli vitali e i suoi centri nervosi ben evidenziati. E il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti saprebbe anche dove intervenire. Il corpo è sano ma non si sa perché lo sia, ma il fatto che Piazza Affari abbia ha raggiunto il suo massimo storico dal 2007, dalla crisi della Lehman Brothers, è un segnale evidente di tale vitalità.

Le incognite restano comunque tante. Oggi l’umanità è schiacciata tra la minaccia bellica e quella tecnologica. La crescita immanente e impetuosa dell'intelligenza artificiale, che si somma alla forza delle piattaforme digitali che da esse promana, pone interrogativi non solo di concorrenza e antitrust ma anche etici e sociali. Occorre usare le macchine per salvare l’uomo, proprio come accaduto coi vaccini con i quali si è imparato che la risposta alle minacce globali non può che essere globale; oggi si tende invece a pensare che possano essere risposte nazionali.

L’innovazione tecnologica legata all'AI è tumultuosa, pervasiva, più veloce del pensiero. Mentre costruiamo una società integrata, una società bella e pulita, realizziamo anche un’economia che produce nuovo capitale con sempre meno persone. Realizziamo un’economia che produce più denaro che lavoro. Ma la finanza può avere un ruolo pari alla tecnologia.

Papa Ratzinger, filosofo e un fine economista, sostenne che la finanza è un ponte tra l’oggi e il domani. Presente e futuro sono l’Economia, che si sta sostituendo alla Politica.

Occorre prestare molta attenzione all’uso che si fa delle regole economiche di quel nano chiamato Europa. Il New Green Deal idealizza una società più giusta ed ecologica, intervenendo sul cambiamento del modello di sviluppo senza che i governi nazionali possano di fatto intervenire per salvaguardare la loro forza lavoro. Nessuno sta costruendo quel ponte, si vuole una società più ecologica con sempre meno occupazione. Individuare questi rischi non significa negare i cambiamenti climatici né diventare anti-europeisti, significa vivere nel complesso mondo reale: quello di Putin e dei trattori.

Quali anticorpi possono da un lato difendere dalla narrazione catastrofista e dall’altro aiutare a cogliere le minacce reali? A questo proposito illuminante è il pensiero di Edgar Morin, uno dei più grandi intellettuali del pianeta che già negli anni settanta parlò dell’era ecologica e della necessità di cambiare modello di sviluppo. Mentre, dall’altra parte dell’oceano fa discutere un libro molto interessante della professoressa Clara Mattei, L'economia è politica.

Mattei è una giovane economista italiana che da anni vive e lavora a New York, dove insegna alla New School for Social Research. Nel 2022 ha scritto un saggio in lingua inglese, The Capital Order, inserito dal Financial Times tra le dieci pubblicazioni più influenti dell'anno. Un testo particolare che sviluppa la tesi secondo cui l’austerità non è una conseguenza della crisi ma un modello economico teso a ridurre i salari e aumentare i profitti sin dal primo dopoguerra. Una lettura anticonformista del momento che ricorda il pensiero di Morin.

Forse la chiave giusta per interpretare la complessità è tornare alla lettura anche di testi che non si condividono, esercitare lo spirito critico, per evitare di riprodurre il modello dei like di Facebook, quando si rafforzano le proprie convinzioni, soprattutto quelle sbagliate. Leggere, studiare, fare attenzione alle cose, porsi continuamente domande è la chiave. Mettere in crisi il racconto dominante, per farsi un'idea propria. Continuare a usare la macchina uomo. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO ILLIMITATO + MFGPT LIGHT
Accesso al sito, alle newsletter e il piano light (30 crediti/mese) di MFGPT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MFGPT Piano light di MFGPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + MFGPT PRO
Accesso al sito, alle newsletter e il piano pro (600 crediti/mese) di MFGPT

188,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MFGPT Piano pro di MFGPT (600 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MFGPT LIGHT
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano light (30 crediti/mese) di MFGPT e l'accesso al The Wall Street Journal

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MFGPT Piano light di MFGPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MFGPT PRO
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano pro (600 crediti/mese) di MFGPT e l'accesso al The Wall Street Journal

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MFGPT Piano pro di MFGPT (600 crediti/mese)